PINK FLOYD, HAVE A CIGAR 1975-2020

And did we tell you the name of the game, boy? (E ti abbiamo detto il nome del gioco, ragazzo?)

We call it “Riding the gravy train (Noi lo chiamiamo “Cavalcare il treno dei soldi facili”)

Correva l’anno 1975 quando i Pink Floyd pubblicarono Wish you were here, uno dei loro album più celebri nonché capolavoro indiscusso della storia del rock. L’album tocca più temi, dal ricordo del “diamante pazzo” Syd Barrett, co-fondatore del gruppo poi allontanato a causa del deteriorarsi della sua salute mentale, alle aspre critiche verso l’industria discografica, avida oggi come allora.

Have a cigar, che porta la firma di Roger Waters e la voce del cantautore folk britannico Roy Harper, è probabilmente il brano che in modo più diretto denuncia il lato negativo della loro professione, contrapponendo la figura dell’artista emergente a quella dell’avido produttore discografico: mentre il primo lotta e cerca di farsi strada cercando al contempo di mantenere un’identità artistica, il secondo agisce per un tornaconto prettamente economico, non curandosi della figura del musicista o dell’effettiva qualità di ciò che produce.

Il brano venne ispirato dall’esperienza personale dei Pink Floyd al termine del loro primo contratto con l’etichetta discografica EMI Music e si apre con la figura del benestante produttore, che offre un sigaro, simbolo di agiatezza, ai giovani musicisti.

“By the way, which one’s Pink? (Comunque, chi di voi è Pink?)” È probabilmente la frase più ironica del brano, ma allo stesso tempo ne rappresenta il punto cardine: in un mondo devoto alla legge dei profitti, dove l’arte passa in secondo piano, anche il rapporto creativo e umano con il musicista sembra essere particolarmente sottovalutato.

Una denuncia che pare diventare sempre più veritiera nell’era musicale moderna, dove creare, nel senso più sincero del termine, risulta essere un privilegio per coloro che riescono prima a costruire una solida e fortunata carriera, ritagliandosi una fetta affezionata di pubblico.

Have a cigar non ha un finale vero e proprio. All’improvviso il suono si riduce con una scarsa qualità audio, dando come l’impressione di venire trasmesso da una radio mono. Si percepisce il rumore di una persona che entra in una stanza e cambia la sintonizzazione della radio. Parte Wish you were here.

 

Chiara Ruspi

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