«MA TU LO SAI CHI ERA LA MALIBRAN?» IN VIAGGIO CON LA MUSICA DEL BANCO DEL MUTUO SOCCORSO

Il 29 agosto 1999 i Malibran hanno diviso il palco con il Banco del Mutuo Soccorso.

La data avrebbe dovuto in verità essere solo nostra, ma mi era stata offerta l’occasione di suonare insieme a un gruppo di rilievo, ed io, che avevo sempre amato il Banco, conoscevo anche qualcuno a Roma che avrebbe potuto portarmi fino a loro.

Tramite Aldo Pancotti riesco a tessere la tela che renderà fattibile quello che un tempo avrei creduto irrealizzabile: poco tempo dopo, eccomi al telefono con il manager del Banco Del Mutuo Soccorso. E successivamente con Vittorio Nocenzi e Rodolfo Maltese, che sono in macchina: la cosa è quasi surreale, perché parliamo come se ci conoscessimo già. «Ti passo Vittorio» mi dice Rodolfo. Ed ecco quella voce bassa e pastosa, la stessa che recitava: «Lascia lente le briglie del tuo Ippogrifo, O Astolfo» all’inizio del primo disco del gruppo (1972).

La cosa ancora più strana è che io, forse proprio per la cordialità e la semplicità con la quale Vittorio mi parla, non mi sento emozionato, e comunico con lui e Rodolfo come se fossimo amici e colleghi da anni. Ci risentiamo, e parliamo dell’aspetto tecnico del concerto: naturalmente suoneremo prima noi, e Vittorio Nocenzi mi chiede se sarà possibile fargli trovare reggi-tastiere e sgabello.

La mattina del 29 andiamo a prenderli all’aeroporto, io e Giancarlo dei Malibran, più l’amico Ignazio, che si presta gentilmente ad ospitare qualcuno della band nella sua macchina. Mi metto a fare le riprese con la videocamera. Chissà perché, temo che Vittorio Nocenzi possa infastidirsi. E invece, quando lo inquadro, lui saluta sorridente! Fa un gran caldo, e mentre viaggiamo alla volta di Belpasso (dove si suonerà la sera stessa), il cielo è azzurro. Li lasciamo a riposare in un albergo del paese, rimanendo a conversare ancora un po’ nella hall. Francesco Di Giacomo mi racconta di quando suo suocero gli diceva: «Sì, vabbè, ho capito, tu suoni… ma di mestiere… che fai?».

Frattanto ricordavo quando, da piccolo, avevo visto il Banco in tivù, apprendendo il nome del cantante dalla sua stessa voce, al microfono. Presentando uno per uno i componenti del gruppo, aveva concluso dicendo: «Ed io, Francesco Di Giacomo». Doveva essere più o meno il 1980, e Rodolfo suonava anche la tromba.

Adesso, a Belpasso, “Big” Francesco indossa una maglietta nera con la copertina del disco in cui si vede lui stesso lanciare per aria una scarpa (“Banco”, del 1975, con i testi in inglese di brani del primo e terzo disco, edito dalla Manticore degli ELP): un ricordo della allora recente trasferta messicana.

In seguito, nel 2006, prima di un loro concerto a Cittanova (in Calabria) mi racconterà di essersi ritrovato ad alloggiare in un postaccio senza doccia, vedendosi costretto a lavarsi con un secchio d’acqua! Sempre nel 2006 con i Malibran saremo di nuovo in cartellone insieme al Banco al festival di Andria, anche se loro suoneranno la sera dopo, mentre noi divideremo il palco con Il Balletto di Bronzo. Ad ogni modo, in quell’estate del 1999 torno a casa e mi riposo.

Nel pomeriggio, ecco la sorpresa: brutto tempo. Non solo: è arrivato il camion con tutta la loro strumentazione, e ha trovato il palco recintato da assi di legno, che impediscono di scaricare il tutto. Mi chiama il manager da Roma e mi intima che, se il palco non sarà accessibile, il Banco non suonerà. Giusto per stare tranquilli! Decido di contattare un addetto del comune che conosco, il quale, per fortuna, riesce a far rimuovere quei pannelli. Il tempo è ancora incerto, ma adesso non piove.

Sul palco, più tardi, filmo, sia le prove del Banco che Francesco Di Giacomo mentre si intrattiene con alcuni estimatori, compreso qualche mio amico. Anche a Cittanova 2006 riprenderò le loro prove, chiacchierando con Tiziano Ricci (il bassista) del loro show pomeridiano al concerto del 1° maggio 2002 in piazza S. Giovanni, a Roma, con Morgan e John De Leo come ospiti. A Cittanova avevo anche consegnato a Francesco Di Giacomo un cd contenente una mia versione del loro brano “Canto di primavera”, e poi avevo filmato tutto lo show, che si sarebbe aperto con “Metamorfosi”. E che dunque avrebbe visto Francesco entrare in scena solo dopo dieci minuti di musica esclusivamente strumentale. Avevo parlato con lui già dopo un concerto del Banco nel 1991, mentre mi facevo fare un autografo per me e la band. Lui mi aveva chiesto: «Ma tu lo sai chi era la Malibran?», riferendosi alla cantante d’opera dell’Ottocento, aggiungendo con accento romanesco: «E pare che morì cadendo da cavallo… Ah, se allora ce fossero stati i taxi…».

È sera. Dietro di me Vittorio Nocenzi mi sollecita a partire immediatamente con il nostro show: se piove prima che cominci il concerto, nessuno verrà pagato. Mi fido di Carlo Di Filippo al mixer, così iniziamo praticamente senza fare soundcheck. La piazza è piena, attacchiamo. Durante la parte finale della nostra “On the lightwaves”, sul tempo dispari, con Jerry che si scatena nel suo assolo, intravedo Vittorio Nocenzi, accovacciato dietro di noi, che si scatena muovendo la testa a tempo ed agitando i capelli: un grande! A fine concerto sarà lui a salire sulla mia macchina per andare a mangiare qualcosa nel pub poco più sopra della piazza. Si congratula con noi, parla bene di Jerry, aggiungendo che siamo tutti bravi!

 

Al tavolo del pub, nel cortile interno, sono con Vittorio alla mia destra e Rodolfo di fronte. Parlo a lungo con entrambi. Rodolfo è una splendida persona, e non mi nasconde la sua gioia per il privilegio di poter vivere facendo della sua passione (la musica) il proprio lavoro. Tempo dopo mi invierà i suoi auguri di Natale, che custodisco come un cimelio.

Il 6 luglio del 2002, per celebrare il 30° anniversario del gruppo, presso l’ippodromo delle Capannelle di Roma il Banco registrerà “No palco”, ospitando tra gli altri Gianni Nocenzi e Mauro Pagani. Durante il Festival di Sanremo del febbraio 2014, quando Fabio Fazio comunica in diretta che Francesco era scomparso nel corso di quella stessa giornata (un malore mentre guidava, con conseguente incidente stradale), io avevo appena spento la tivù per mettermi a dormire. Apprendo il tutto la mattina dopo: è stato come aver perso un parente. Alla tragica notizia, il pubblico dell’Ariston si era alzato in piedi ad applaudire, mentre veniva mostrata una sua immagine. Vittorio, che lo aveva visto poco prima, viene a conoscenza del fatto attraverso una telefonata, pensando, in un primo momento, si fosse trattato di uno scherzo di cattivo gusto. “Non mi svegliate, ve ne prego, ma lasciate che io dorma questo sonno”, sembrava invece cantarci già da altri luoghi Francesco Di Giacomo, soprannominato da quanti gli erano più vicini “Capitano, mio capitano”.

 

Il Banco deciderà di proseguire perché quel progetto è Un’idea che non puoi fermare. Poi arriveranno anche i guai di salute di Vittorio (emorragia celebrale), che interromperanno il tour del 2015. Avevo preso il biglietto per la data di Catania, che verrà annullata. Nocenzi, già in cattive condizioni di salute, viene a sapere della scomparsa di Rodolfo Maltese dal suo fisioterapista. Il gruppo ha ripreso la propria attività avvalendosi di un nuovo cantante.

Nel 2019 il Banco del Mutuo Soccorso, con Vittorio di nuovo in forma, ha firmato un contratto discografico con la prestigiosa label tedesca Inside Out (che annovera tra i suoi artisti Steve Hackett, Dream Theater e Ian Anderson) per la pubblicazione del nuovo lavoro intitolato “Transiberiana”.

 

Giuseppe Scaravilli

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