DA VALENTE A DORELLA, LA BATTERIA ALTERNATIVA DEGLI ANNI ZERO

 

Francesco Valente_musicaintornoSi dice che per identificare l’epoca di un brano basti considerare il suono della batteria. Analogamente, osservare il drumset è il miglior metodo per collocare nel tempo una foto o un video di un concerto. In quanto strumento composto da un numero teoricamente illimitato di parti, nel corso degli anni la batteria ha cambiato forma, uso, suono, perlopiù a causa delle sterzate di gusto da un decennio all’altro. Dai set (forzatamente) semplici degli albori, passando per le fortezze del grande rock dei Seventies e l’elettronica kitsch degli ’80, fino ad arrivare oggi a un uso radicato di set minimali, a volte vere e proprie semi batterie. All’interno del panorama indie rock italiano alcuni batteristi hanno optato per un drumkit di questo tipo, stimolando nettamente le possibilità sullo strumento. Chi scrive è rimasto piacevolmente colpito (non solo in senso metaforico) da Francesco Valente (Il Teatro degli Orrori, One Dimensional Man, Appino, Buñuel), batterista che con un set ridotto all’osso è capace di tirare fuori dei suoni unici e personali. E in effetti c’è da sorprendersi, realizzando che tutto ciò che combina nei dischi della band capitanata da Pierpaolo Capovilla (abbiamo intervistato il gruppo qualche tempo fa) sia stato suonato col set che porta dal vivo. Utilizza un kit minimo, dalle misure extra-size: cassa 24×22, timpano 18×18 e rullante 14×12, tutti della serie Aes Pro dell’italiana CQuadro Drumlab, che realizza esclusivi fusti in rame.

CQuadro_musicaintornoMisure, materiali e la fantasia di Valente a forgiare un suono enorme, che gli incastri fra i tre tamburi contribuiscono a rendere frenetico e ansiogeno, figlio diretto di Shellac e Jesus Lizard. L’assenza dei tom e l’uso di soli tre piatti (lasciando libero il campo visivo verso il musicista) ha anche un peso nel fattore spettacolo. Valente non è solo parte dello show, fa show! C’è anche chi ha estremizzato il concetto di batteria minimale, eliminando quello che è in genere considerato il pezzo irrinunciabile: la cassa. Bruno Dorella, che percuote le pelli di Bachi da Pietra e OvO, va in giro con i soli rullante, timpano e piatti (charleston, bell e ride) collocati alla propria destra. Cresciuto con un’impostazione classica, ha adottato un set ed una tecnica del tutto sui generis, che gli permette di adeguarsi sia al noise schizoide degli OvO sia ai groove tellurici dei Bachi da Pietra. Sarebbero ancora da citare tanti batteristi italiani, che hanno fatto della tipicità del kit e dello stile una propria bandiera, da Luca Ferrari a Karim Qqru. Una nuova leva di artisti dal comune background Nineties, ma capaci di reinventarsi e di dare un volto originale e moderno allo strumento: la batteria alternativa degli anni Zero.

 

Francesco Paladino

Drumset_musicaintorno

 

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