I “PALINDROMI” DI FRANCESCO CAMIN

Francesco CaminSi vive oggi questa contemporaneità almeno tribolata e il disco “Palindromi” di Francesco Camin ne è un esempio, nelle sue accezioni più scanzonate: basti ascoltare la canzone iniziale “Tartarughe” per tracciarne uno squarcio.

La seconda track “Palindromi”, che dà il titolo alla fatica discografica dell’artista “innamorato degli alberi”, conferma il dato di spaesamento sociale, sorretto da un leitmotiv pop. La terza traccia è “Abisso”, amara quanto basta. Il quarto brano è “Tasche”, episodio che non c’allontana dalla proposta di facile ascolto di Camin, tutto sommato apprezzabile.

Nella successiva “Verde” i colori di un amore contornano i tratti di un intimismo discreto. In “Dovrei” una melodia convincente disegna ancora un quadro variopinto, riferito sentimentalmente al femminile. Ancora in “Le cose semplici” un ludo testuale frizzante ci regala un’altra testimonianza easy listening.

Il tassello finale è “Un gioco”: invito gentile all’intreccio delle relazioni interpersonali.

 

Giandomenico Morabito

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