MED FREE ORKESTRA – TONNOSUBITO

med-free-orkestra1_musicaintornoNon si è fatto in tempo ad archiviare l’estate, che quella inesauribile voglia di mare continua a fare capolino dalla scrivania, per farci immergere prepotente nel caleidoscopio di ricordi appena riaffiorati

Caleidoscopico dicevamo.

È la sintesi in una parola che ci riesce spontanea per descrivere “Tonnosubito”, l’ultimo solare album della Med Free Orkestra.

L’ensemble capitolina, composta da musicisti provenienti da mezzo mondo, senza contare le molte amicizie e collaborazioni (Erri de Luca, Ennio Fantastichini, Claudio Santamaria, Baba Sissoko, Paola Turci, Frankie hi-nrg, Yannis Vassilakos, Nobraino, Roy Paci… ), non tradisce le attese: contaminazioni attraversano le tracce in un senso di non appartenenza che scorre felice sin da “Balla”, il titolo di apertura che con leggerezza invita a superare ogni situazione dell’esistenza ballando.

med-free-orkestra2_musicaintornoIn una dimensione multipla ci spostiamo nella maniera che ci aspettavamo, sebbene piacevolmente sorpresi: senza una meta – quando non addirittura persi come nella narrazione di “Haidara”, ghost track che tanto ci ricorda Diario Mali del duo Einaudi-Sissoko, complice l’uso di uno strumento etnico qual è la kora.

“Tonnosubito” vale a tutti gli effetti un lavoro senza alcuna necessità di geografia: una volta dentro se ne torna fuori abitanti del mondo,

di ogni angolo spettatori, compresi quegli spazi virtuali descritti in “Social”, canzone in cui non può non riconoscersi la tromba del sempre straordinario Fabrizio Bosso. Una terra felicemente di tutti, così come comunicata, emerge e conduce in “Nessuno”, traccia impreziosita dal sax di Javier Girotto, e in “Mamma ha detto andiamo al mare”, altro pezzo che riesce a cogliere con partecipata ironia le tematiche sociali legate al mare dei nostri tempi e per le quali mai, e questo ci è parso il messaggio più significativo, deve mancare attenzione.

Nella irregolare regolarità del generale clima festoso presente all’ascolto, più spesso divertente negli arrangiamenti che nei testi, impegnati e solo in apparenza sbarazzini (il caso di Marika”, che fa il verso al noto canto di migrazione Mamma mia dammi cento lire), la direzione ci pare rimanere univoca, diretta alla bellezza senza mai una deviazione. Conferma precisa ne è la delicatissima “Flor do amor”, ninna nanna quadrilingue al femminile per ritrovarsi il cuore.

 

 

Giuseppe Sanalitro

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