L’HO SCRITTO IO

Imp. Tagliatelle [Convertito]Mauro Pina (classe ’66), cantautore italiano, giunge alle mie orecchie per la prima volta proprio nell’occasione dell’uscita di L’ho scritto io, disco pubblicato a metà settembre 2017, ed ammetto che il mio giudizio legato all’album potrebbe essere influenzato dalla mia ignoranza nei confronti dell’artista in questione. Premessa doverosa archiviata, alla fine quel che conta è la musica, il contorno è secondario, ed è spesso stimolante tuffarsi in un’opera musicale a scatola chiusa, senza farsi condizionare dalle mode imperanti, i consigli e gli spot asfissianti della radio.

Ma, in questo caso, avrei veramente preferito che un amico mi avesse avvisato di cosa stavo per affrontare. È imperante un grande revival del sound anni ’70 da parte degli astri nascenti del mercato indie, che pescano a piene mani da Battisti, Venditti e Baglioni, per riproporre il tutto in una salsa sonora simil-contemporanea che strizza l’occhio alle giovani generazioni, quelle che appunto si trovano a popolare i concerti di Thegiornalisti, Ex-Otago, Giorgio Poi, Motta e compagnia bella.

Nelle 12 tracce che compongono l’album, Mauro Pina rimane incastrato tra presente e passato, senza un target specifico di riferimento. Un prodotto discografico, il suo, segnato da un inglese stentato (My path) e da suoni ed arrangiamenti già vecchi 20 anni fa (La risposta). La sensazione, lunga 54 minuti, è che ci sia veramente poco da dire. Se il disco si fosse chiamato L’ha scritto qualcun altro Mauro Pina ne sarebbe uscito meglio.

 

 

Stefano D. Ottavio

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