“DANGEROUS MAN”, EDOARDO PASTEUR

Edoardo Pasteur 01_musicaintornoAll’esordio discografico Edoardo Pasteur pubblica “Dangerous man” (2017):

tredici pezzi scritti e cantati dal songwriter genovese, col supporto di una band di validissimi musicisti.

Brano d’apertura del disco è “Big fish”, una ballad rock contornata da lievi assoli rhythm and blues. “Brothers” è un altro pezzo lento che prevede l’inserto del piano: gradevole e struggente. “Carry the fire” si distingue ancora per un cantato tanto solenne quanto personale.

“Come sit by my fire” continua col suo mood gentile e delicato a dettare le linee compositive di un album, che comincia a caratterizzarsi per la sua allure intimistica. “Dangerous man” ci regala uno spazio visionario su un Io a suo modo “pericoloso”. “Fire” è un’altra ballad abbastanza coinvolgente. “Hey hey you” conferma il dato di lentezza dei brani precedenti, seppure in questo caso la solistica chitarristica cerchi di invertire la rotta. “I got a name” àncora la raccolta lungo il filone di un rhythm and blues raffinato, quasi leggero, ma non per questo arreso al pop mainstream.

“Let it rain” è infarcita da cori femminili e da assoli che determinano – se possiamo definire – la formula musicale di Pasteur. “Princess” ci dà uno spaccato alquanto interessante su una donna immaginaria. “The runaway train” è un quadro di vitalità che giova all’economia del cd. “Whatever it takes” è il tassello più leggero, ma non per questo stucchevole e/o melenso. “Child of the storm”, infine, è un brano arioso sorretto dalla collaborazione della voce femminile di EleNina Barberis.

Per cuori selvaggi e ascoltatori di crooner solitari.

 

 

Giandomenico Morabito

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