“SIAMO PER TUTTO O NULLA”. MANUEL AGNELLI A X FACTOR

 

Manuel Agnelli1_musicaintornoMancano ancora mesi all’inizio della prossima edizione di X Factor (la numero 10), e giornali, webzine e social non fanno altro che elargire morte e giudizi su Manuel Agnelli, il leader degli Afterhours, che ha deciso di presiedere tra le fila dei giudici nel chiacchierato format acquistato dai palinsesti Rai quasi dieci anni or sono.

“Lo scorso hanno mi hanno proposto di fare il giudice a un talent e ho rifiutato. Ma ci sto ripensando: potrei andare a fare il giudice di un talent per riuscire a portare una musica diversa al pubblico più ampio possibile, non ho paura di affrontare cose del genere se posso usarle per qualcosa di importante”, ha spiegato Manuel Agnelli, che in un’altra dichiarazione fatta al giornalista musicale Federico Guglielmi all’interno del libro biografico “Senza appartenere a niente mai”, edito da Volo Libero, aveva detto:

«Se mi offrissero un ruolo creativo in un talent non avrei problemi ad accettare. Il mezzo in sé non è ideale, distorce l’idea di musica perché la fa vedere come spettacolo tv e come gara, ma ha avuto il merito al centro del palinsesto televisivo e forse, provando ad usarlo in maniera diversa potrebbe venire fuori qualcosa di valido. Nel nostro ambiente siamo per “tutto o nulla”: ci lamentiamo di quello che non è esattamente come lo vorremmo, distruggendo pure il poco che c’è.»

X Factor giudici_musicaintorno

Ora, al di là delle scelte stilistiche e delle deduzioni estetiche, non possiamo considerarlo un caso limite, non ci troviamo di certo nell’anticamera della fine degli Afterhours e del suo leader storico.

Non siamo di fronte a un Cristiano Godano che va a Sanremo perché… “tengo famiglia”, per intenderci: (scelta opinabile e niente di personale). Già persuasi – malgré vous – dagli esiti riscontrati dalle avventure televisive di Morgan, che non vuole di certo essere qui un nepente per chi ama struggersi oltre, né svolgere la funzione di salvacondotto per le decisioni della vittima del gufare venale, ma è d’uopo fare delle semplici considerazioni aliene da pretese idealistico-ideologiche.

 

La notizia è giunta in concomitanza con l’anteprima e le prime indiscrezioni che riguardano il nuovo album della band Folfiri o Folfox (per Universal Music, in uscita il 10 giugno) e giustamente glissato dai gufi e dai benpensanti pseudo alternativi e radical chic troppo impegnati a imbastire discorsi vuoti a perdere. L’album è doppio e conterrà diciotto tracce, quindi non è suscettibile di alcun sospetto circa possibili mancanze di risorse economiche che giustificherebbero una spasmodica ricerca di denaro mediante l’espediente della partecipazione a un talent in qualità di giudice. Un artista senza soldi non produce un nuovo album doppio con 18 tracce, se ha bisogno di denaro. Cerchiamo di essere seri e pragmatici!

Afterhours Folfiri o Folfox_musicaintorno

Il titolo che appare in copertina (raffigurante due orchidee su sfondo nero) fa riferimento a un farmaco chemioterapico e fa pensare alle reazioni per la perdita di molte persone vicine alla band a causa del tumore. Il disco è un’epopea di morte e rinascita.

Il mio popolo si fa è il primo brano estratto in anteprima, un pezzo che parla della fine delle illusioni di una generazione e delle speranze di cambiare il mondo, dice Agnelli a Luca Valtorta di Repubblica. È proprio su il leitmotiv dell’illusione che si pone l’accento. Gli Afterhours tornano duri, deliranti e rumorosi con il mitico Xabier Iriondo e Stefano Pilia alle chitarre e Fabio Rondanini alla batteria; una marcia che tende al noise con una voce cruda e graffiante come ai tempi di Hai paura del buio? che sembra arringare tutti i quei mostri e quei demoni, che dal passato non hanno fatto altro che evolversi e muovere le fila di un sistema infetto ma che non li farà precipitare nel buio, “Perché guardo questo orrore e festeggio il mio destino”.

Quello che sembra precipitare verso l’oblio senza ritorno è il mondo della musica in Italia, con lo spirito decadente da ultimi giorni di un impero per certi ambienti; circondati da un coacervo di armenti urlanti neanche fossimo in sala parto, e da mocciosi finti rapper, mediocri e senza un briciolo di talento che osano fregiarsi di tale titolo.

Tutti fuoriusciti dal calderone del talent che, a parte qualche nome valido, e parlo di X Factor, non ha tirato fuori granché e sappiamo bene i perché. I perché dei contratti, dei soldi, troppi, dei pezzi che devono funzionare secondo un preciso ordine di intessitura ordito dalla produzione.

Manuel Agnelli2_musicaintorno

Questi programmi rischiano di diventare l’unico mezzo e il solo luogo in cui il musicista, artista e intellettuale eletto di mente e di spirito possa esprimersi. D’altronde è un processo insito in ogni temperie artistica. Non sarà difficile per Manuel Agnelli dispensare perle di saggezza underground come qualcuno ha detto. C’è da attendersi che dopo le esperienze di Tora Tora, il progetto Il paese è reale lanciato dal palco dell’Ariston (culminato con la creazione di una compilation che raccolse il meglio dell’underground e le presenze a una serie di tavoli dove si discuteva di nuove leggi sulla musica), quella di X Factor sia la prova rivelatrice di un cambiamento importante.

 

Alberto Sparacino

 

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