BELLISSIMO LUCIO

L’arte non muore e neppure gli artisti hanno un’età. Almeno i migliori.

Solo sette anni dalla scomparsa, ma questo riconoscimento del per sempre a Lucio Dalla è un fatto indiscutibile, tanto si dimostra vivo il suo ricordo in ogni angolo di memoria. Nessuna polvere su alcun titolo.

In effetti, neppure noi abbiamo mai smesso di immergerci nelle sue storie poetiche, nella sua straordinaria invenzione musicale, nell’ironia della figura tanto piccola quanto imponente. Allora ci chiediamo cosa interrompa davvero la morte quando ogni cosa rimane intatta, e perfino un passo avanti al tempo, lì dove tutto si combina nello spettacolo blu dell’eternità.

Tentiamo di ricondurre l’intera opera del cantautore in un’unica sfera. La troviamo, convinti sia questa nient’altro che il tendere unicamente e semplicemente alla bellezza: “l’anelito della falena verso le stelle”, come suggeriva E. A. Poe. Insomma, la ricerca del bello prima di tutto per fare di una canzone la canzone, di pochi minuti l’effetto immediato del piacere. Così la bellezza di un suo gioiello che ci appartiene ci interroga: si può cantare l’eternità in eterno?

Risponde Ayrton, e ci sembra che le parole del bolognese nel pezzo in questione, pensate all’indomani della tragedia del campione brasiliano, combacino perfettamente con l’idea che l’artista può essersi fatto di un viaggio definitivo, prima di partire improvvisamente.

Vogliamo dire, nel racconto musicale dell’altro, in una evanescenza perfetta e ipnotica, sembra quasi affermarsi la volontà di un raccontarsi in prima persona:

“Sentite, io ho capito quando era ora e ho capito quello che era da fare…” potrebbe dire Dalla, a nostro avviso.

Raccogliamo l’invito a partecipare senza appigli a questa bellezza del lasciarci andare, liberi e indifesi nell’idea di non potere sfuggire all’inconsistenza dell’indefinito, all’inestinguibile.

Chiudiamo gli occhi e siamo in pista a chiederci se servirà a qualcosa rimbalzare anche noi un giorno in curva. Per ora pestiamo. Nel rettilineo siamo appaiati, noi e il sorriso di Lucio: brillante, gioioso, intatto. Come ieri, bellissimo.

 

Giuseppe Sanalitro

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