TOMMASO PIOTTA, QUEL SOUND CHE A DISTANZA DI ANNI RIESCE AD ESSERE SEMPRE “TROPPO AVANTI”

Per molta parte del pubblico Piotta è legato a hit intramontabili come “La grande onda” o “7 vizi capitale”, ma, negli oltre vent’anni di carriera, Tommaso Zanello non ha mai smesso di produrre musica di spessore e di fare rap, quello autentico.

Un genere che, nonostante nel tempo sia cambiato, declinandosi alle influenze più svariate e alle sonorità più disparate, è saldamente ancorato alle proprie radici e non dimentica i suoi “pionieri”.

Nel 2017 “Suburra la serie” sceglie come sigla la sua “7 vizi capitale”, portandola in 192 paesi e l’anno successivo Piotta pubblica “Interno 7”: album intimista, introspettivo, con riferimenti al passato e una punta di nostalgia.

In occasione del nuovo singolo, Piotta annuncia anche le nuove date di “Interno 7 tour” che lo vedranno protagonista sui palchi delle città italiane a partire da Milano il prossimo 13 aprile.
Ecco le prime date:

sabato 13 aprile – Milano – SPA Leoncavallo

venerdì 19 aprile – Torino – CSA Murazzi

giovedì 25 aprile – Fornacette (PI) – Festa del 25 aprile

mercoledì 1 maggio – Poetto (CA) – Festa del 1 maggio

domenica 19 maggio – Bassano del Grappa (VI) – Ama Sea Shepherd Music For The Ocean

domenica 2 giugno – Tolentino (MC) – Strike Up Festival

sabato 15 giugno – Tortoreto Lido (TE) – Finché c’è birra c’è speranza

venerdì 21 giugno – Pompei (NA) – A braccia aperte festival

sabato 22 giugno – La Spezia – Palco della Musica Giardini Pubblici festa CGIL

sabato 29 giugno – Nomi (TN) – Nomi on the Rock

domenica 14 luglio – Fiorano Modenese (MO) – Fiorachella Festival

giovedì 18 luglio – Inveruno (MI) – Rockantina

giovedì 8 agosto – Grottammare (AP) – Diffusioni Festival

sabato 24 agosto – Pordenone – Festa in Piassa

Tommaso Piotta è riuscito a rimanere sempre unico, originale, fedele al proprio stile.

Musica Intorno ha avuto il piacere di confrontarsi con la persona e con l’artista.

 

Tommaso, dalla tua prima pubblicazione discografica sono ormai passati più di vent’anni. Il nome Piotta allora fu scelto perché i tuoi occhiali ricordavano le monete da cento lire, dette piotte in dialetto romanesco. Senti ancora forte l’attaccamento alle tue radici?

«Sento l’attaccamento a tutte le mie radici. Roma come l’Abruzzo, Milano come il Friuli; logicamente per questioni di vissuto Roma rappresenta la grossa percentuale e lo scenario delle mie esperienze di vita.»

Come e quando ti sei approcciato al mondo della musica e più precisamente del rap?

«Ho cominciato sui banchi di scuola, precisamente del liceo classico “Giulio Cesare”, io e altri temerari di quei suoni appena sbarcati in Italia, in un periodo – ricordiamolo – in cui non c’era Internet. In quella stessa scuola dove c’erano Brusco, i Villa Ada Posse, Chef Ragoo, e poi vicini di scuola e di quartiere coloro che sarebbero diventati Danno e Masito, ovvero il Colle der Fomento. Il tutto tra il ponte delle Valli ampiamente citato e dipinto dagli Assalti Frontali, la villa e piazzale Flaminio in seguito.»

Adesso fare rap va di moda, i rapper sono considerati dei “fighi”… In passato però, per precursori del genere come te, non è stato così. Potresti raccontarci come hai vissuto quella fase della tua vita?

«Benissimo! Eravamo quelli alternativi alla musica di massa, ora è il contrario. Non so se sia un bene o un male ma a volte vedere il rap – e soprattutto la trap – appagare così i gusti beceri della massa mi pone molti interrogativi.»

Restando in tema, oggi che il rap e il mondo urban-underground sono molto cambiati, cosa ne pensi di questa nuova generazione hip hop e delle nuove influenze? Ti hanno già proposto una collaborazione con un artista che fa “trap”?

«Come etichetta sì, più di una volta, come artista per ora no, o di striscio. Diciamo artisti poco prima dell’avvento della trap e che poi si sono inseriti nel filone. Comunque a me la musicalità della trap piace, BPM lenti, melodia, elettronica: sono i contenuti che sento lontano lontano, per citare il grande Luigi Tenco.»

Tommaso, ti capita di riascoltarti?

«Raramente. Ascolto molto di più gli altri, anche perché ogni cosa fatta la rifarei meglio. E siccome non è possibile – e tutto sommato non avrebbe senso – evito di riascoltarmi. Evito!»

Quali artisti prediligi?

«Di ogni tipo. Funk, jazz, cantautori, vecchi, nuovi, indie, reggae, folk. Sono un onnivoro di musica, soprattutto in vinile, ma non solo.»

Qual è canzone a cui sei più legato e quella che faresti ascoltare a una persona che si imbatte in te per la prima volta?

«Tante, te ne dico alcune: Ciclico, 7 vizi capitale, Ma la vita. Come lato più up-tempo La grande onda.»

Da Piotta a Tommaso Zanello. “Interno 7” è l’album in cui l’artista esce dal personaggio e si racconta senza filtri: spesso la persona e l’artista hanno un rapporto che diventa quasi simbiotico, potresti descriverci come lo affronti?

«Lo affronto facendo capire che, nel tempo, quello che esce ed uscirà maggiormente è e sarà sempre di più Tommaso. Che piaccia o meno, non riesco a fare le cose a tavolino. Devono rappresentarmi in quel momento, in assoluta sincerità. La parte più colorita, accesa, goliardica è legata soprattutto agli esordi, alla parte più hardcore e meno intima, più hip hop e meno cantautorale.»

… Ma la vita, cosa?

«“Ma la vita”, ognuno la sua. Nel bene e nel male. Quando i vissuti sono lunghi, c’è sempre un mix di eventi belli e di eventi brutti, è la vita. La canzone racconta questo in una dimensione emozionale a due, di coppia. La risposta è nel ritornello o, se volgiamo allargare il discorso, nella magia della vita stessa.»

Tirando le somme, produttore, artista, hai fatto anche il deejay, con incursioni nel teatro e nel cinema. Qual è l’esperienza più stuzzicante dal punto di vista della creatività?

«Tutte! Sono proprio la passione e l’essere curioso che mi spingono a buttarmi in progetti apparentemente così lontani. Dico apparentemente perché in realtà sono solo diversi modi di… comunicare e stabilire un contatto emotivo tra persone.»

Matteo Caraffini

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