“UNA STORIA MIA”, SPERANZA E NUOVA CONSAPEVOLEZZA DI SARAH DIETRICH

Sarah Dietrich 01_musicaintornoLa giovane cantante romana Sarah Dietrich ha pubblicato Una storia mia, album di debutto uscito per l’etichetta Modern Life e anticipato dai singoli Implacabile e Non sto male.

L’abbiamo raggiunta al telefono per una chiacchierata, durante la quale abbiamo parlato delle musiche e dei testi di questo nuovo lavoro, di una carriera ricca di collaborazioni prestigiose e della sua visione sul panorama musicale italiano di oggi.

Ciao Sarah, come sta andando in questi mesi la promozione di Una storia mia?

«Molto bene! Il disco, distribuito da Audioglobe, fortunatamente ha una buona diffusione: si trova in tutti i negozi e nelle piattaforme di digital download. Grazie ai diversi giri che sto facendo in radio e televisioni se ne sta parlando, e la cosa non può che farmi piacere.»

Con tutte le interviste che hai fatto fino adesso, qual è la cosa che non ti hanno ancora chiesto e che vorresti dire sull’album?

«Si parla molto del significato delle canzoni e spesso mi chiedono se c’è un trait d’union tra le varie tracce. Ci terrei a dire che non è un concept album, sono semplicemente otto storie che hanno in comune il punto di vista femminile, essendo io l’autrice. Ciò che mi piacerebbe dire è che all’interno di questo album è molto presente il concetto di resurrezione, perché è un album di grande speranza e di nuova consapevolezza. Le donne che racconto prendono consapevolezza di ciò che accade intorno a loro e cercano di andare avanti nella vita nonostante alcuni situazioni drammatiche come la fine di un rapporto. È un album sulla svolta.»

Sarah Dietrich 04_musicaintornoOltre i testi, da dove arriva il sound eterogeneo di “Una storia mia”? Alcuni pezzi come Ma tu hanno uno stampo sanremese, mentre Implacabile è molto vicina all’indie rock italiano.

«Questo disco è il frutto di due anni di lavoro e abbiamo passato molto tempo sopra ogni brano. Non volevo creare un album che fosse inscatolato all’interno di un unico genere musicale, anzi ho cercato di esprimere tutti i miei ascolti ed esperienze musicali precedenti.

In “Ma tu” si sentono gli echi del bel canto, dovuti ai miei studi classici: sono diplomata al Conservatorio come cantante lirica e sono molto legata alla tradizione musicale italiana a partire dall’Ottocento, dall’opera e le grandi melodie fino alla musica degli anni ‘60 di interpreti come Mina e Milva. Dall’altra parte ci sono pezzi più attuali come appunto Implacabile. La cosa curiosa è che paradossalmente proprio con questo brano siamo arrivati tra i 60 semifinalisti di Sanremo nelle selezioni per l’edizione del 2016.»

Hai alle spalle una carriera molto varia e multiforme, che oscilla dalla lunga collaborazione con artisti simbolo della sperimentazione italiana come Massimo Pupillo degli Zu o gli Squartet nel progetto Ardecore fino alle selezioni per il talent show di X Factor. Come vivi questo “dualismo”?

«L’avventura ad X Factor l’ho tentata, nonostante non avessi mai pensato di partecipare a un talent show per dare retta a un sogno: come spesso mi accade, ho fatto un sogno premonitore nel quale una persona a me molto cara mi suggeriva di fare le selezioni, dicendomi che sarebbe stata un’esperienza formativa e interessante. Così mi sono iscritta pochi giorni prima della chiusura, nonostante io fossi consapevole di non poter arrivare fino in fondo al programma, poiché già impegnata nella registrazione del disco in collaborazione con The Niro, cosa che resi nota alla produzione. Probabilmente ad X Factor scelgono persone che non hanno ancora un progetto in piedi, puntando invece a giovanissimi non autonomi da “gestire” in toto. Nonostante tutto, sono comparsa in video e sono andata abbastanza avanti nelle selezioni.»

Chi ascolti delle tue “colleghe” cantanti italiane e chi consigli tra le nuove leve?

Sarah Dietrich 02_musicaintorno«A proposito dell’argomento cantanti donna, tengo a sottolineare che viviamo in un mondo sessista nel quale le donne fanno fatica a procedere con la carriera in tutti campi, a causa di una predominanza maschile che persiste, e questo avviene anche nel mondo musicale. In qualsiasi concorso e rassegna c’è ancora troppa disparità nel numero di musicisti uomini e donne.

Un’artista che mi piace molto e che seguo dall’inizio è Levante. Sono molto contenta di quello che sta facendo e ottenendo, perché trovo che sia un’interprete e autrice che porta delle cose diverse e nuove nell’ambito del mainstream.

Se mi chiedi di altri artisti di oggi, devo dire che attualmente ci sono troppi musicisti che fanno cose uguali e uniformate, c’è poca diversità in Italia, mentre io prediligo le cose diverse. Nel mondo dell’indie però mi piacciono molto la cantautrice Maria Antonietta e Margherita Vicario, giovane cantante e attrice romana che ha suonato nell’ultima edizione del festival milanese Mi Ami e sta facendo belle cose. È da tenere d’occhio!»

Nella tua carriera hai avuto modo di esibirti in vari spettacolari, come quello del tuo recente concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Com’è andata?

«Il Parco della Musica è una bellissima struttura divisa in quattro sale che consiglio a tutti di visitare. Aver presentato lì il mio nuovo disco è stato un sogno che s’è realizzato, anche perché tutti gli artisti di Roma voglio suonare all’Auditorium, per vivere la magia e l’adrenalina che un teatro riesce a regalare, anche solo alla vista delle poltroncine rosse. Al Parco della Musica ci avevo già suonato con gli Ardecore e grazie a quel concerto sono stata notata da David Tibet dei Current 93, uno dei più importanti gruppi neofolk inglesi che io adoro fin da quando ero ragazzetta. Dopo le prove del mio concerto, David Tibet mi ha preso da parte e mi ha chiesto se fossi interessata a partecipare come voce femminile ai concerti celebrativi del venticinquesimo anniversario della band che si sarebbero tenuti a Londra. Ho accettato senza pensarci e dopo tre giorni mi erano già arrivati i contratti dalla produzione londinese, e ho fatto due concerti insieme a un’orchestra pazzesca di 10 elementi. È stata un’esperienza fantastica suonare con uno dei gruppi che più seguivo da adolescente!»

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Qual è il palco su cui non sei ancora salita, che più vorresti calcare? Dove vorresti arrivare con il tuo nuovo album?

«Ho un piccolo sogno nel cassetto che ha radici lontane: vorrei suonare sul palco del Festival di Sanremo, a cui sono legata a livello affettivo e fa parte della mia storia familiare. Ma soprattutto mi piacerebbe arrivarci con le mie forze, da artista desiderata e in modo meritocratico, senza ricorrere ad altre vie, che tra l’altro neanche avrei (ride).»

 

 

Stefano D. Ottavio

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