“SOMETHING TRUE”, COME DENTRO UN FILM AMERICANO

La musica è il primo amore di Roberta Finocchiaro, chitarrista e cantautrice catanese.

A dieci anni inizia a suonare la chitarra e a scrivere canzoni. Nel 2010 si lancia con passione verso le prime performance musicali che realizza con la sua band.

A dicembre 2014 arriva la gradita sorpresa: viene notata dalla Tillie Records, etichetta discografica di Simona Virlinzi, sorella del produttore discografico catanese Francesco Virlinzi. Nel 2015 si chiude in studio per la realizzazione del primo album, “Foglie di carta”, ispirato alle sonorità americane e pubblicato il 30 settembre 2016. Da qui la vita di musicista, che vede Roberta Finocchiaro debuttare con il primo mini tour, “Foglie di carta live”, in giro per tutta l’Italia. A dicembre dello stesso anno sale sul palco del Light of Day (Italia), suonando con alcuni musicisti di Bruce Springsteen, e il 7 dicembre apre l’ultima data del tour “On” di Elisa. A settembre 2017 la nostra Roberta approda nella terra di Elvis, nel Tennessee, dove iniziano le registrazioni del nuovo album, “Something true”, con la partecipazione di musicisti americani.

Roberta, la musica diventa subito il tuo amore e la tua passione, svolgendo un ruolo da protagonista. Come riesci a condividere questa scelta e in che modo influenza la tua vita?

«La musica è la mia vita. La mia giornata inizia con la musica; ogni azione, esperienza è accompagnata da una canzone; ogni cosa nella vita mi ispira per creare musica; è il mio punto di riferimento, la mia principale forma di espressione.»

Amore e passione che approdano nella terra di Elvis. Che tipo di viaggio è stato quello dalla Sicilia agli Stati Uniti?

«È molto difficile da spiegare a parole, ti ritrovi circondata da emozioni di qualsiasi tipo, non riesci a realizzare completamente; allo stesso tempo ti senti nel posto giusto. Suonare con dei musicisti per me molto importanti come David LaBruyere e Stephen Chopek, che hanno suonato con John Mayer, il mio musicista preferito, è stato come vivere un film. Un’esperienza di crescita personale e soprattutto musicale, ho respirato quell’aria piena di musica e di storia che rimarrà per sempre nella mia anima.»

La massima espressione delle nostre emozioni è proprio la melodia. Cosa vorresti comunicare attraverso le tue canzoni?

«Quello che, nella vita comune, non riesco completamente a dire. Per me le note hanno un potere enorme, molto profondo, quasi spirituale. La nostra vita è principalmente fatta di emozioni; le canzoni hanno il potere di curare la mente, di far rivivere un ricordo; le canzoni hanno il potere di farti capire meglio un argomento o addirittura possono cambiare un contesto o un pensiero. Io scrivo perché mi viene naturale e amo farlo, ma vorrei anche riuscire a mettere in atto queste potenzialità che possiede la musica. Le note hanno lo stesso potere delle parole e, quando insieme suonano bene, è fatta.»

Educare alla musica significa abituare le giovani generazioni ad avere un’armonia che possa aiutare nelle diverse scelte di vita. I giovani comprendono questo tipo di “educazione” nell’accezione migliore?

«Purtroppo non tutti ascoltiamo canzoni che insegnano qualcosa di costruttivo per la vita o canzoni che educano alle emozioni. Ognuno di noi ascolta della musica ma in modo diverso: ci vorrebbe un’educazione musicale più profonda; stiamo vivendo un periodo molto triste per quanto riguarda questo argomento. Cambiare si può perché tutto nella vita è possibile: le generazioni cambiano, cambiano le mode e cambiano i gusti ma una canzone di Elton John rimane sempre bellissima e attuale per tutti… ci sarà un motivo?! Forse bisognerebbe dare più spazio alla vera musica, quella che riesce a trasmettere in modo sincero, lasciando meno spazio all’apparenza.»

In ogni stagione della vita ci sono melodie che meglio riflettono la situazione sociale. Come giudichi i nuovi generi musicali del XXI secolo?

«La società cambia, i generi cambiano; ultimamente ci sono stati episodi molto spiacevoli e questo mi fa interrogare su dove stiamo andando. Ci sono i grandi della musica ma perché rimangono sempre quelli? Perché i giovani di oggi devono rimanere giovani per sempre? Perché non c’è spazio per diventare grandi? La verità è che stiamo diventando un po’ tutti superficiali. Io rimango sempre aggrappata alla speranza: non mi aspetto niente ma nella testa continuo a ripetermi che le cose buone arrivano lentamente e che, se c’è sostanza, un giorno da qualche parte si arriverà.»

Il ruolo di YouTube e più in generale dei social media come influisce sulla percezione e la fruizione della buona musica?

«I social sono molto importanti e utili soprattutto per i musicisti e gli artisti in generale: rendono tutto più facile e diretto, ma bisognerebbe usarli bene per poter raccogliere frutti.»

Come sensibilizzare i giovani a comprendere l’importanza della musica?

«Bisognerebbe fare ascoltare e non sentire. Bisognerebbe avere un po’ di cultura musicale, far provare uno strumento anche solo per giocare; bisognerebbe educare alle emozioni e non alle cose materiali. La musica è il passo naturale successivo. Ovviamente non tutti sono in grado di essere artisti in modo professionale ma ognuno di noi ha questo grande dono dentro e bisogna imparare a coltivarlo.»

In che modo la musica dovrebbe essere valorizzata maggiormente?

«Sarebbe bello avere più spazio in tivù, radio, club live; dare maggiore risalto agli artisti emergenti ma in modo più libero, non dentro una scuola oppure cantando cover… la musica non è competizione, è condivisione.»

Sei figlia d‘arte poiché la tua famiglia è composta di musicisti. Che ruolo ha giocato avere avuto la fortuna di ascoltare sin da piccola le prime melodie?

«Mi considero davvero fortunata proprio perché sono cresciuta con una cultura musicale più profonda. Come in tutte le situazioni, ci sono pro e contro ma crescendo si impara a gestire tutto.»

Roberta, qual è la magia della chitarra rispetto al pianoforte?

«In realtà sono molto simili. Per quanto mi riguarda, sento una differenza nelle vibrazioni: quando suono la chitarra, avverto delle vibrazioni più forti e riesco meglio ad unire la voce allo strumento.»

E allora #goodvibrations, Roberta, e buona Musica Intorno!

 

Francesco Fravolini

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