“NETWORK ‘ON AIR!’, LA RADIO A TEMPO DI SOCIAL”, ON SHARING JOE VIOLANTI

«… Ma la nostra è la tipica “r” fidentina, famosa in tutto il mondo. Come fai a non conoscerla?»

La nostra chiacchierata è appena iniziata e Joe Violanti già mi canzona con quella solarità e quell’energia tutte emiliane! Sì che gli avevo fatto notare come la sua “r” fosse molto simile a quella di Charlie e Gene Gnocchi… gli ho servito un bell’assist, d’accordo!

Musica Intorno lancia la rubrica “Network ‘On air!’, la radio a tempo di social”!

Una serie di approfondimenti inediti nei quali – tra vizi e virtù – le “voci note” di alcuni dei conduttori radiofonici più amati si confrontano sul mondo della comunicazione via etere, condividendo il proprio “essere”: aneddoti gustosi, confessioni tra le righe, pensieri inconfessati… a delineare il lato più umano di ciascun ospite.

Direttamente da Radio Live è passato a trovarci un ciclone di simpatia e buonumore; un personaggio che la radio l’ha cullata e svezzata come un papà farebbe con una neonata. Un furbone che, per farsi assumere a Radio 105 dal patron Alberto Hazan, si finse, insieme al compagno di merende Charlie, un ispettore CEE coniando così la professione di “esperti ceelogi”. On air su Musica Intorno c’è Joe Violanti!

Joe (pseudonimo di Sergio) accoglie la notizia della nomination di Charlie Gnocchi con un entusiasmo e una gioia inaspettati:

«Se tu avessi intervistato prima me, io avrei nominato Charlie, perché lui è mio fratello scemo… o forse sono io suo fratello scemo?! Noi due siamo cresciuti insieme, abbiamo condiviso tante avventure belle e strambe: radio, teatro, televisione, spettacoli e anche le donne (nonostante avessimo gusti differenti in fatto di donne, Charlie veniva sempre a rompermi le scatole con le mie conquiste!). Insieme abbiamo scoperto, dapprima come un hobby, poi come un lavoro, il nuovo gioco della radio. Siamo stati dei veri e propri pionieri nel settore.»

Sembra quasi commosso nella rievocazione dei ricordi e dell’immenso affetto che lo legano a Charlie Gnocchi.

Credendo di prenderlo in contropiede e utilizzando una freddezza, che definirei quasi chirurgica, faccio virare bruscamente il suo stato emotivo chiedendogli di espormi una disamina sul mondo della radio, dal periodo dei suoi esordi fino ad oggi. Joe mi confessa che è laureato in Economia e Commercio con tesi su radio e televisione.

«Sostanzialmente si può suddividere l’evoluzione della radio in quatto fasi: l’epoca del pionierismo, cioè quando le prime radio libere occupavano anche frequenze illegalmente pur di trasmettere ed erano probabili e cicliche le incursioni della polizia. Successivamente, l’arrivo della legge Mammì ha regolamentato la strutturazione delle radio libere che sono riuscite a prendere forma e hanno trovato i mezzi necessari per una trasmissione più professionale. Dal punto di vista creativo è stato un processo interessante perché gli editori hanno avuto la necessità di trovare dei contenuti importanti e varietà innovativi per intrattenere (c’eravamo io e Charlie su radio 105 e Fiorello su radio Deejay, per esempio). Lo speaker era uno colto, preparato, appassionato seriamente di musica che poteva stare per ore a parlarti di quel batterista che aveva sposato quella tipa ed era morto chissà come… insomma ti rompeva anche le scatole con la sua critica approfondita! Poi c’è stato il periodo in cui le aziende hanno avuto la necessità di trovare spazi pubblicitari per fatturare e raggranellare sempre più odience. Gli editori mettevano a disposizione i mezzi ma si affidavano alle idee dei conduttori, alle loro scintille creative ed è andata così fino agli anni 2000. Quello che è successo dal 2000 in avanti, cioè quando hanno fatto irruzione i social network, ha cambiato totalmente il mercato della comunicazione e, di conseguenza, si è modificata anche la struttura primaria della radio. Gli editori, purtroppo, oggi non rischiano più come nel passato e si avvalgono sempre meno di professionisti e questo è davvero un peccato. Fatta eccezione di alcune emittenti, manca proprio la necessità, l’urgenza di riempire il contenitore con un contenuto qualitativamente interessante: la qualità sembra diventata secondaria.»

Una scrematura della qualità, privilegiando invece la quantità di pollici alzati.

«Fondamentalmente i social potrebbero anche essere complementari alla radio. Credo che la qualità stia scemando perché si cerca più immediatezza per concorrere coi social stessi. Rimpiango un po’ la fase in cui gli editori ricercavano idee originali. Il dramma, poi, è quando accendi la radio e senti uno che parla come se fosse a casa con sua zia, senza realizzare che dall’altra parte c’è della gente ad ascoltare. L’uso delle parole, le pause, il modo di comunicare, dovrebbero essere di primaria importanza in chi svolge questo lavoro.»

Parlando ancora di nuove tecnologie e della loro intrusione nel mondo della musica, ritieni si sia persa un po’ di magia nella forte immediatezza che oggi i nuovi artisti, cantanti, band emergenti, hanno a disposizione per farsi conoscere o credi invece possa essere considerato un valore aggiunto?

«Io sono sempre “pro progresso” quando apporta cambiamenti positivi. Nonostante le mie nostalgie legate ai ricordi degli anni belli, non sono rimasto ancorato al passato. Credo che la tecnologia stia dando delle grandi opportunità in ogni ambito: radio digitali, web e anche nella musica. Oggi, con poco investimento, puoi permetterti addirittura uno studio di registrazione in casa e, anche senza avere alle spalle una casa discografica forte, hai comunque la possibilità di farti ascoltare. Io amo particolarmente la musica indie italiana che solo grazie alla tecnologia può divulgarsi con meno difficoltà rispetto al passato. Prendiamo, ad esempio, Sanremo: hai visto quanti generi diversi che sono stati presentati? Alcuni, in passato, erano guardati con disprezzo! Oggi la vetrina è alla portata di tutti, poi, se il prodotto non va, con altrettanta immediatezza, la massa viene sfoltita.»

Rimanendo in tema di “volti nuovi” e risonanza social, chi è a tuo parere l’artista che sta utilizzando al meglio questi nuovi mezzi di comunicazione con il proprio pubblico?

«Non sono proprio colui che si definirebbe un esperto di social ma ti direi che Fedez, mi pare, abbia capito alla grande come funziona il meccanismo. Noto che riesce a utilizzare anche la sua vita privata andando ad intercettare un pubblico, più o meno giovane, che è attentissimo a ciò che succede nel mondo dei social.»

Confrontando il mondo analogico con quello digitale, mi delineeresti vizi e virtù di entrambi e cosa potrebbe risultare, oggi, motivo di imbarazzo quando si è ‘On air!’?

«Il digitale è fantastico ma se vogliamo fare i nostalgici ti dico che i miei vinili sono impareggiabili: il suono analogico è qualcosa di meraviglioso, se ti dicessi che li ascolto ancora ti direi una bugia, però. Sono lì, riposti con cura, ma ti confesso che sono un tipo pratico e preferisco avere un hard disk con duemila pezzi, magari con una qualità audio minore ma dove la praticità va a vincere sul romanticismo del vinile! Eppure, per quanto stupenda, la tecnologia ha i suoi lati ombra: se ti salta il sistema di un computer, quando sei in onda, sono guai, anche se quello è più un problema che si riversa sulla regia. L’unica cosa che può mandare in bestia me è la laringite! Per il resto sostengo vivamente la tecnologia anche perché ricordo la robaccia che utilizzavamo un tempo nelle radio e nelle discoteche… oddio, sono ricordi vetusti come quelli dei cacciatori che andavano a caccia con l’arco!»

Ho un gioco per te, rispondi d’impulso, mi raccomando. Ti propongono di rinunciare per sempre alla radio in funzione del lavoro dei tuoi sogni e tu decidi di accettare. Di che lavoro si tratta?

«Ti rispondo di getto: il pilota di Formula 1, quello sì che mi piacerebbe!»

Dai social network alle app il passo è breve: “L’amore ai tempi di WhatsApp” è il titolo di uno dei tuoi libri più recenti e parla di amore, gelosie e tradimenti via chat… non è autobiografico, vero?

«Purtroppo lo è! “L’amore ai tempi di WhatsApp” è uno stupidissimo libretto che ho scritto un anno fa e casualmente è stato stampato. È una storia tra il romantico e lo scanzonato che parla di un tradimento vero: la storia mia e della mia compagna, utilizzo anche i nostri nomi reali! È un racconto che propone delle riflessioni, alcune più profonde, altre più superficiali sulle storie d’amore veicolate dalle chat… cosa vuoi, una volta si viveva nei castelli e si utilizzavano i piccioni viaggiatori e oggi WhatsApp! La chat è uno strumento di scambio interpersonale immediato che può nuocere ma anche riavvicinare, come è successo a me e alla mia compagna. Fu un modo per esorcizzare la destabilizzazione di una nostra esperienza non proprio positiva ma adesso non lo rifarei!»

Da poco hai spento la tua …novesima candelina sulla torta. Hai espresso un desiderio?

«Ormai non esprimo più desideri perché li ho già soddisfatti tutti… ti è piaciuta questa risposta, dì la verità!»

A dirla tutta, ho più gradito la nomination di Joe Violanti a un altro conduttore radiofonico niente male: Dj Giuseppe!

Radio 105 #StayTuned! On sharing Musica Intorno.

 

Brigida Buonfiglio

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