LITFIBA ROCK, PORTATORI SANI DI VISIONARIA REALTÀ

Litfiba 04_musicaintorno«Più il mondo diventa distopico, più noi diventiamo “eutòpici”.»

La chiacchierata con Piero e Ghigo è partita col piede giusto: un toscano, un campano e un siculo si confrontano sui temi della libertà, della violenza sulle donne, la necessità di agire, il coraggio di portare avanti le proprie idee… attraverso il linguaggio universale del rock.

«“Essere rock” oggi significa avere una coscienza,» affermano i Litfiba. «Il rock è libertà!» Libertà di interpretare il rock, filtrandolo attraverso quella “visionaria realtà” che è diventata il marchio di fabbrica della band; quell’Eutòpia che diviene strumento “per cercare di persuadere le persone che un altro mondo è possibile”. Non basta ascoltare; bisogna capire, bisogna desiderare, immaginare… e soprattutto bisogna agire, perché, come canta Piero, «“L’impossibile… è solo l’inizio per noi, benzina della mente; l’impossibile… è solo una bestia che noi combatteremo sempre; l’impossibile non c’è.»

Nel nuovo album, che i Litfiba portano in tour, c’è invece la rabbia; c’è l’amore; ci sono fantasie e meraviglie, urla e sussurri, scariche d’elettricità e vento potente. Ma bisogna avere il cuore aperto e il cervello attivo, per comprendere fino in fondo quello che i Nostri vogliono.

Litfiba 05_musicaintornoSiamo giunti ai saluti finali e – a margine dell’intervista – corre il mio pensiero alla metà degli anni Ottanta: era il 1986 e veniva pubblicato 17 Re, album presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre, secondo Rolling Stone Italia. A 30 anni dalla sua pubblicazione, a giudicare dai successi ottenuti, mi chiedevo cosa avrebbe pensato oggi quel famoso “Re del silenzio”

“Eutòpia tour”. A grande richiesta si aggiungono 2 nuove date: l’11 aprile al Palaflorio di Bari, il 13 aprile al Pal’Art Hotel di Acireale (Catania). C’è più bisogno di “Eutòpia” nel Sud dell’Italia?

«C’è bisogno di “Eutòpia” in tutto il mondo, soprattutto nel Mediterraneo – se ci pensi bene… Guarda cosa sta succedendo in Siria, Libia, Egitto… in Turchia, Ucraina… Siamo circondati da posti distopici; siamo circondati da focolai di guerra incredibili. “Eutòpia” è la nostra risposta positiva, la nostra grande energia positiva, per contrastare tutte le brutture del mondo. Siamo carichissimi! Più il mondo diventa distopico, più noi diventiamo “eutòpici”.»

“Nell’Eutòpia dei Litfiba tutto è possibile e l’impossibile non esiste, basta avere il coraggio di portare avanti le proprie idee”. Libertà di affermazione come quella di Lea e Denise Garofalo?

«Loro sono due grandissime persone, alle quali bisognerebbe dedicare un monumento in ogni città: sono simbolo di lotta alla mafia, e sono anche simbolo purtroppo della violenza sulle donne. Proprio stamattina – continua Piero – leggevo che a Savona un altro uomo ha accoltellato a morte la propria fidanzata, per gelosia. Siamo il Paese più incivile, assieme all’India, per quanto riguarda la violenza sulle donne. L’Italia è una vera vergogna, da questo punto di vista. È un problema culturale, non si tratta più di episodi. Ogni anno totalizziamo 200 donne uccise da fidanzati, ex fidanzati, mariti, ex mariti gelosi, possessivi… Non è un caso che abbiamo anche Gessica Notaro (la 28enne riminese sfregiata con l’acido in un agguato, ndr), tra gli ospiti sul nostro palco. Ho voluto invitare proprio lei, e non è stato nemmeno facile riuscire ad avere questo suo meraviglioso messaggio, prima del nostro concerto. Attraverso la nostra musica, le canzoni, le parole… diventiamo uno strumento, per cercare di persuadere le persone che un altro mondo è possibile. Però bisogna essere tutti pronti a impegnarsi e farsi il culo, affinché tutto questo accada. Perché la manna non piove dal cielo!»

A proposito di messaggio… voi che siete “portatori sani” di visionaria realtà, non vi sentite stranieri in un mondo virtuale come il nostro? «Bellissimo! – commentano Piero e Ghigo, divertiti dall’espressione – Ci piace come parli. A volte succede di sentirsi stranieri, con tutto quello che accade intorno e, non a caso, la canzone “Straniero” è molto cantata durante il concerto, esattamente come “Maria coraggio”, “L’impossibile”, “Dio del tuono”, “In nome di Dio”… e come tutte quelle che suoneremo in tour quest’estate. Sì, purtroppo, delle volte, viene da sentirsi straniero; però si può essere stranieri e – al tempo stesso – non perdere il contatto con la realtà…»

… E il rock è reale. Non è un genere, ma un modo di fare le cose, di affrontare la vita, di guardare il mondo, di leggere la realtà appunto. Allora, se volessimo dare un nome al rock italiano, potremmo chiamarlo Litfiba?

Litfiba 06_musicaintorno«Sono perfettamente d’accordo! – conviene Piero – Il rock è un modo di interpretare la realtà… Noi lo facciamo a modo nostro – interviene Ghigo. Io e Piero siamo due personaggi che interpretano la vita in modo molto rock… Diciamo che il rock è un linguaggio libero – riprende Piero; il rock è libertà, per definizione. Perché se no, non è rock; è un’altra cosa…

… Ed, essendo sinonimo di libertà, è giusto che ognuno interpreti il rock un po’ come vuole. Noi lo facciamo a modo nostro, e come lo facciamo noi sicuramente non c’è nessuno in Italia e neanche nel resto d’Europa… Bisogna poi che non si pensi che il rock sia una moda – sottolinea Ghigo. Non basta saper mettere le tre dita sulla chitarra per essere rock; è necessario esserlo veramente… Con i nostri testi, con quello che esprimiamo da tanti anni – rilancia Piero, cerchiamo di formare una coscienza nelle persone; perché “essere rock” oggi significa avere una coscienza; avere un’idea, un’opinione che sia ben fondata su quello che ci sta attorno, così poi da interpretarla nel modo più razionale possibile, cercando di creare le giuste alternative “eutòpiche” a tutta la merda che ci circonda.»

Essere, non apparire dunque. Chi vedete, guardandovi allo specchio? Ancora quello “spirito libero” degli anni Novanta?

«Ancora di più, rispetto agli anni Novanta – repentino Piero! Perché, più il mondo diventa stronzo, più tu necessariamente devi diventare positivo. Se vai dietro alle distrofie del mondo, a tutte le sue negatività, alla fine anche tu diventerai negativo. C’è un’inversione di polarità, da questo punto di vista… E a quel punto di vista – continua Ghigo – aggiungo pure il mio “spirito libero” degli anni Settanta e Ottanta, che ho vissuto appieno. Bei tempi!»

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Piero e Ghigo, chi sono i vostri “Litfiba” oggi?

«È difficile fare un parallelismo! Se – come già dicevamo – il rock è libertà, allora è giusto che ognuno lo interpreti come gli viene meglio. Ognuno affonda il proprio rock nelle proprie radici musicali, familiari, culturali; nelle esperienze della propria vita… Ci sono tante belle realtà, in giro per l’Italia: Brunori Sas e Il Pan del Diavolo, ad esempio… e sbaglio a nominarne solamente alcuni. Ce ne sono veramente tanti! Mi auguro che tutti questi artisti abbiano il loro giusto spazio per crescere, con un pubblico sempre maggiore che li ascolti; perché hanno veramente qualcosa da dire, e lo dicono con l’animaPer quanto riguarda i Litfiba, lo saremo ancora noi, con la nostra musica in continua evoluzione. Questo è poco ma sicuro!»

Litfiba 08_musicaintornoAllora, non mi resta che rilanciare il vostro commento del 23 gennaio scorso, sul post di Musica Intorno, diventato virale: Trinacria arriviamo!

Grazie per l’energica sferzata di rock!

«Grazie a te!» di rimando i Litfiba. «Intervista “eutòpica” – conclude Piero. Ci vediamo ad Acireale

 

 

 

Gino Morabito

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