“IO MI RICORDO L’AQUILA”, L’INNOVATIVA AVVENTURA ARTISTICA DI MARIO CASTELNUOVO

La musica si trasforma in creatività quando Mario Castelnuovo propone la sua personale avventura artistica completamente innovativa.

Gli intenti sono manifesti già dalla copertina del disco raffigurante una bambina che guarda al futuro, nell’acquerello creato e dipinto dallo stesso autore. Emerge con chiarezza il valore sociale di un’opera che si presenta ai nostri occhi sotto forme diverse eppure complementari: un album, un corto, un libro.

Mario Castelnuovo intende rispondere con la bellezza alle tragedie della natura e soprattutto degli uomini, distinguendosi (come sempre si è distinto) per l’originalità musicale ed espressiva. Chi non ricorda la canzone “Sette fili di canapa” con la quale ha esordito a Sanremo nel 1982? È stato un momento di rottura dalle classiche melodie che proprio in quegli anni si ripetevano costantemente, caratterizzando un leit motiv della canzone italiana.

Con questa filosofia ben declinata nel XXI secolo inizia la nuova avventura artistica del cantautore e chitarrista romano, che include “Io mi ricordo l’Aquila”, cortometraggio che accompagna l’omonimo singolo, lato A di un vinile 45 giri nato dalla volontà di non dimenticare tutti quei centri italiani, di cui l’Aquila è un po’ la metafora; centri, che per ragioni geologiche oppure di isolamento sociale, sono andati lentamente spopolandosi nel corso degli ultimi decenni. È un argomento attuale che Mario Castelnuovo vuole portare all’attenzione delle persone mediante l’espressione artistica. Si tratta di una rottura dei canoni classici della comunicazione, per affidare alla melodia quella maggiore riflessione sugli accadimenti del nuovo millennio che coinvolgono tutti. Nessuno escluso!

Con Mario Castelnuovo intendiamo approfondire alcuni aspetti sociali dove la musica può essere propositiva, se non addirittura risolutiva.

Quale messaggio vuoi lanciare con questa sua nuova avventura musicale?

«Vorrei che la popolazione italiana si rendesse conto della bellezza che circonda il nostro ambiente di vita. Non possiamo negare di essere degli autentici privilegiati perché siamo nati nella parte felice del mondo.»

Il ruolo della musica nella società è sempre stato importante. Quale valore attribuire alla melodia in questo nuovo millennio?

«Parrebbe averne poco, visti alcuni fenomeni che circolano sul web. Eppure non è così!»

I popoli si incontrano e dialogano facilmente con la melodia. In che modo la musica potrebbe aiutare l’integrazione fra i popoli, quando si parla di inclusione sociale?

«La musica con la emme maiuscola fa parte di quella bellezza che ci è stata affidata; possiamo riconoscerci anche mediante la stessa canzone.»

L’Italia sta subendo un veloce cambiamento, la società si adegua con fatica al nuovo paradigma sociale ed economico. La musica come potrebbe favorire questo mutamento?

«La musica accompagna questo cambiamento e diventa una colonna sonora. È sempre stato così! Non diamo alla melodia responsabilità ulteriori.»

Le realtà italiane composte dai piccoli borghi sparsi qua e là scompaiono lentamente, lasciando il posto alla nuova società. Questo stravolgimento architettonico in che modo può influenzare la vita quotidiana delle persone?

«La influenza sicuramente poiché non si tratta soltanto di un aspetto meramente architettonico, ma sono la nostra memoria, la nostra identità ad essere stravolte completamente.»

I cambiamenti esprimono le novità del XXI secolo ma rischiano anche di distruggere il passato storico, ricco di tradizioni. La musica come può rievocare questo patrimonio culturale?

«La musica, come il nostro paesaggio, come un quadro rinascimentale, come un tramonto, come lo sguardo di una donna, è già per sua stessa natura un patrimonio culturale.»


Questa tematica viene affrontata da Mario Castelnuovo anche nella sua ultima opera di narrativa, “La mappa del buio”, uscita lo scorso maggio per Castelvecchi editore. È la storia di un anziano scrittore che torna al paese d’origine, da cui si era allontanato da giovane, e si stordisce irrimediabilmente nel silenzio di un luogo ormai abbandonato ma pieno di apparizioni, dove un lontano amico è l’unico filo che lo tiene legato al sé stesso di prima. Fino allo struggente, eppure naturale, disvelamento…

Il lato B del vinile, invece, s’intitola “Quant’è bella la vita” ed è un canto di poesia per la natura e il sentimento che si sprigiona nella nostra esistenza. Si tratta di un brano d’amore alla sorpresa che regala continuamente la vita; una vita da proteggere e picchettare, per riuscire a sentirne il respiro interiore che anima ogni essere vivente.

 

Francesco Fravolini

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