CRISTINA DONÀ, OUTSIDER DEL ROCK ALTERNATIVO, CELEBRA 20 ANNI DI CARRIERA

Cristina Donà 01_musicaintornoSono passati vent’anni dall’uscita di Tregua, album di debutto della cantautrice Cristina Donà, l’outsider del rock alternativo che sta girando l’Italia con un tour celebrativo. Abbiamo parlato con lei di questo importante anniversario e di tutti i progetti in cui la Donà è stata coinvolta negli ultimi tempi, come la partecipazione alla compilation KO computer e la collaborazione con la Banda Rullifrulli. Ecco, in esclusiva per Musica Intorno, l’intervista con un’artista dalla carriera “senza tregua”.

Nel 1997 usciva Tregua, il tuo album di debutto prodotto da Manuel Agnelli e vincitore della Targa Tenco come Migliore Opera Prima. Che clima si respirava in quegli anni, sia nell’ambiente del rock alternativo italiano che nella tua vita?

«C’era un orizzonte plausibile ed aperto, pieno di fiducia per quel che riguardava l’ambiente musicale. In quegli anni sono nate parecchie etichette indipendenti in Italia, quelle che poi hanno prodotto i dischi miei così come quelli dei Marlene Kuntz e di altri gruppi rock importanti. Queste etichette erano slegate dall’ambiente delle major, seppure alcune nascessero all’interno di esse come la Blackout (nata da una costola della Poligram) e la Mescal di Valerio Soave, un’etichetta lungimirante che in tempi non sospetti aveva già collegato le varie entità che fanno parte del business musicale: per prima mise insieme i lavori di casa discografica, edizioni ed aspetto live, cosa che adesso tendono a fare tutti quando mettono sotto contratto un artista. Nella Mescal c’era una grandissima libertà perché gli artisti diventavano direttori artistici di loro stessiproponevano il loro progetto in autonomia, creando da soli la propria personalità. Invece a livello personale sono arrivata all’incisione di Tregua dopo anni di “tirocinio” nei locali passati a cantare cover e dopo aver messo in pratica il diploma in scenografia presso all’Accademia di Brera, con la passione musicale che però è sempre stata più forte di quella artistica-figurativa.»

154510106-ab2ac6cf-a460-46b8-852a-ff791e48bf80

Tra i vari reperti provenienti da quel ’97, ho ritrovato la locandina del festival Pellerossa di Collegno, in provincia di Torino, rassegna dove tu hai avuto l’occasione d’esibirti prima del grande David Byrne. Ti ricordi quell’esperienza?

«Mi ricordo molto molto bene, è stata una serata bellissima del tour promozionale di Tregua. Qualcuno mi disse che Byrne mi aveva anche ascoltato ed aveva espresso pareri positivi, ed in seguito ha avuto nuovamente modo di ascoltarmi sempre in quegli anni grazie ad un dj della BBC che mise in onda un brano di Tregua durante una trasmissione dove lui era ospite, forse era Le solite cose.»

Come descriveresti il rapporto con Manuel Agnelli, una delle costanti nella tua vita fin dai tempi della produzione di Tregua?

«Negli anni ’90 siamo partiti con una frequentazione assidua perché Manuel ha prodotto, oltre Tregua, anche il mio secondo album Nido del 1999. Frequentavo gli Afterhours ancora prima di Tregua perché aprivo i loro concerti e mi sentivo un po’ la loro mascotte, così come lo ero per i La Crus. Considero loro come dei parenti con cui, anche se non ci si vede per un sacco di tempo, riesci comunque a mantenere un legame profondissimo che resiste nel tempo: Manuel infatti mi ha invitato a far parte della riedizione di Hai paura del buio? Ed io fino all’ultimo ho cercato di includerlo nella rilettura di Tregua, senza poi riuscirci. Insomma i contatti ci sono e ci vogliamo ancora molto bene!»

molfetta-cristina-dona-protagonista-del-secondo-giovedi-friendly-alleremo-club--1498544775

Un recente articolo de Linkiesta chiamato “Benvenuti a Milano, la capitale della depressione culturale” dice, tra le altre cose, che la scena underground milanese degli anni ’90 di cui hai fatto parte “non ha lasciato eredi”. Pensi che sia vero o trovi dei validi artisti che secondo te son figli di quel periodo, a Milano come nel resto d’Italia?

«Ci sono molti autori in Italia che però hanno un approccio diverso rispetto al nostro tipo di rock anni ’90, ma sono comunque realtà validissime…

… Ho deciso infatti di affidare la rilettura di Tregua, uscito il 15 settembre scorso, ad artisti della nuova generazione che in questi ultimi anni ho incontrato più o meno per caso ed hanno catturato la mia attenzione: nella scaletta compare il duo bolognese tutto femminile Io e La Tigre, la cantautrice elettronica Birthh, che ho conosciuto grazie ad un suggerimento di Max Casacci, le bravissime polistrumentiste Valeria Sturba e Simona Norato e poi ancora Sara Loreni, Chiara Vidonis, i Blindur, La Rappresentante di Lista, Il Geometra Mangoni e gli Sherpa. Tutti questi nuovi artisti hanno riletto i brani di Tregua in totale libertà e io mi sono limitata a portare un pezzo di me stessa nelle loro rivisitazioni. È stato un lavoro lungo e difficile, assolutamente lontano da una cosa alla “buona la prima”, ma si sono tutti dati da fare.»

Finora il 2017 non è stato solo l’anno dell’anniversario di Tregua ma anche partecipazione a progetti interessanti come KO Computer, rilettura dello storico OK Computer dei Radiohead, organizzata dal programma radiofonico King Kong di Radio 1. Com’è andata? Quanto è importante la band di Thom Yorke per te?

«La musica, e non solo perché è il mio mestiere, mi ha salvato tante volte la vita o comunque l’ha resa migliore…

… Su di me ha sempre avuto un impatto fortissimo e quando mi affeziono ad un album o ad un artista, questo per me diventa una vera droga. Uno di queste “droghe” è sicuramente Ok Computer, che quando uscì fu un’oasi in un momento in cui era difficile trovare emozioni. Il brano Lucky, che mi ha proposto la stimata conduttrice Silvia Boschero, in realtà mi era passato inosservato nei primi ascolti ma poi l’ho riscoperto grazie alla storia che c’è dietro: i Radiohead raccontano di averlo scritto e registrato in poche ore e crearlo per loro fu come una liberazione, dopo il periodo particolarmente stressante che la band affrontò all’uscita di The bends. Così ho deciso di rileggere questo sentimento di liberazione e pace come se Lucky fosse un canto sacro o un gospel attraverso un lavoro praticamente solo vocale. Sinceramente spero arrivi alle orecchie di Thom Yorke e Johnny Greenwood, sarebbe bellissimo farmi produrre da loro un giorno.»

Sempre recentemente hai fatto parte di un altro bellissimo progetto: collabori all’album Il Mare dalla Luna, l’ultima pubblicazione della Banda Rulli Frulli, progetto sperimentale nato a Mirandola nel 2010.

«La Banda Rulli Frulli è uno di quei rari progetti nati in modo naturale per uno scambio osmotico di passioni ed ammirazioni. Sebbene sia nata prima del terremoto [quello che ha sconvolto l’Emilia nel 2012, ndr], nel tempo l’importanza della Banda è cresciuta ed è diventata un punto di riferimento nel territorio, un motivo per molti per ritrovare il coraggio di andare avanti dopo la catastrofe. La vita è ancora difficile in quelle zone, così come in Umbria e Marche, e mi chiedo come sia possibile che non sia ancora esplosa una rivoluzione in Italia! Non dovremmo pensare sempre noi artisti a queste cose…»

cristina-dona (1)

Per chiudere, parlando ancora una volta di Tregua, come sta procedendo questo tour speciale?

«Il desiderio era quello di presentare l’album ricalcando l’originale, senza rinunciare a delle nuove sfumature: per questo ho coinvolto una persona che mi conosce molto bene, ovvero Cristiano Calcagnile, batterista originale di Tregua e bravissimo compositore che lavora prevalentemente nell’ambito jazz e sperimentale. Grazie a lui il concerto è diventato una specie di suite in cui tutti i brani sono collegati fra loro dall’inizio alla fine per dar l’idea di una specie di viaggio sonoro o di un cd che scorre senza interruzioni…

… Sul palco insieme a me e Cristiano ci sono il chitarrista Lorenzo Corti, Danilo Gallo al basso e Gabriele Mitelli ai fiati. Cito questi nomi perché ho imparato col tempo a non dare per scontato la gratitudine nei confronti di chi ha lavorato con me ad un progetto. Oltre i pezzi di Tregua ci sono alcune cover, tra le quali Com’è profondo il mare di Lucio Dalla, un pezzo per me sacro dal testo sempre attuale, e Labbra blu di Federico Fiumani dei Diaframma. Ma non escludo altre sorprese!»

Stefano D. Ottavio

Related posts