BURP, TRA PROVOCAZIONE E AMBIGUITÀ, IL NUOVO PROGETTO FIRMATO MUSICA EX MACHINA

Musica e informazione a confronto nell’originale progetto dove la buona critica riesce a proporre soluzioni concrete. Grazie alla sensibilità dei sardi Musica ex Machina nasce il loro ultimo album, con la precisa intenzione di analizzare il mondo della comunicazione violento, bugiardo e sempre più privo di senso. Il titolo, estremamente emblematico, è “Burp”, mentre l’uscita dell’album è prevista il 5 ottobre 2018.

Due le date che accompagnano questa pubblicazione: l’anteprima in patria il 30 settembre 2018 a Cagliari per il Festival Forma e Poesia nel Jazz; il 13 ottobre 2018 a Milano con la partecipazione a La Giornata del Contemporaneo dove i Musica ex Machina, assieme ad Aleksander Velišček presenteranno, oltre alle musiche di questo nuovo disco, anche il progetto artistico Burp. Non stiamo parlando soltanto di un semplice disco perché Burp è anche un portale di pseudo informazione a metà fra realtà e finzione. Così come è uno spettacolo in cui la musica si intreccia con il gesto e la creatività di un artista, diverso a seconda della sede del concerto, che propone a sua volta uno sguardo ironico sulla contemporaneità.

Ed è proprio su questa novità che vogliamo soffermare la nostra riflessione, rivolgendo alcune domande a Guido Coraddu, pianista e componente di Musica ex Machina, proveniente dal conservatorio e dalla ricerca di avanguardia, al fine di comprendere il significato dell’iniziativa che coinvolge musica e contesto sociale.

Perché nasce Burp?

«La prima idea è nata visitando il sito web.archive.org, un incredibile archivio di siti web dei quali è stata salvata una copia integrale in svariati momenti dal 1996 ad oggi. Una risorsa straordinaria per chi volesse studiare quella parte di cultura e di informazione che si è strutturata mediante Internet. Nello stesso periodo leggevo un libro di Denis Mack Smith e riflettevo su quanto il lavoro dello storico contemporaneo fosse basato su documenti materiali (libri, giornali, manifesti, trasmissioni radiofoniche, lettere, diari), mentre nella nostra epoca si stanno sempre più producendo documenti immateriali ed estremamente volatili, per cui tende a non lasciare troppe tracce ai posteri di come ciò abbia contribuito a formare la nostra cultura. E dal fastidio per un certo modo di porgere l’informazione nasce Burp, tutti incappiamo nel web in portali generalisti che altro non sono che strumenti di marketing orientati al mantenimento dell’attenzione del lettore attraverso una miscellanea di notizie drammatiche e di notizie leggere (spesso semplicemente farlocche). Ma al rigetto che mi provoca il vedere messe di seguito e sullo stesso piano la notizia sugli indagati per il ponte Morandi a Genova, poi un leone che salta su un piumino e quindi la nuova auto di Cristiano Ronaldo… subentra l’idea che in fondo tutto ciò non sia casuale, e che risponda non solo all’esigenza commerciale di mantenere l’attenzione del navigante, ma anche di rassicurarlo, di rendergli accettabile una realtà che con il suo volto più brutale gli farebbe passare la voglia di continuare a sfogliare siti web, e anche quella di comprare qualsiasi oggetto di consumo e desiderio. Da qui l’idea di inventare un sito provocatorio ed ambiguo, al confine tra il vero ed il falso. E naturalmente di riempirlo di musica. In un secondo momento abbiamo pensato di coinvolgere degli artisti: in genere le notizie sul web sono accompagnate da una clip video e la nostra idea era su tre piani: sostituire la narrazione video con una narrazione artistica, mostrare la natura artigianale del prodotto artistico riprendendo l’atto della sua creazione, creare una collezione di video clip coinvolgendo degli artisti che potessero anche affiancarci dal vivo realizzando dei live-paint durante i nostri concerti. Peraltro è un progetto aperto.»

La musica e l’informazione come possono fotografare la realtà sociale?

«Non spetta certamente a me dire a chi fa informazione come dovrebbe farla, anche perché nel nostro Paese non manca l’informazione di qualità (penso a Internazionale, Limes, Gli Asini, Napoli Monitor, Radio3). L’accesso alla conoscenza è libero e sono tanti gli studiosi che della nostra realtà sociale offrono letture approfondite e complesse, ma di sicuro non sono loro i protagonisti della comunicazione di massa, ed indubbiamente in questa epoca i social media si rivelano essere non tanto un mezzo di comunicazione orizzontale (citando Jello Biafra: “Don’t hate the media, become the media!”) quanto un potentissimo sistema di inoculazione di contenuti pilotati nel dibattito politico e culturale. La musica non è un linguaggio del reale, la sua sintassi parla di sé stessa, soprattutto poi una musica in cui non vi sono voci umane ad esplicitare un qualche punto di vista sul mondo. Tuttavia ci sono delle caratteristiche estetiche della nostra produzione che si inquadrano fortemente nella realtà attuale: la ricerca di uno stile non facilmente definibile, ma neanche criptico; l’utilizzo di elementi che appartengono a tante tradizioni musicali del presente e del passato, l’improvvisazione come modo per sfuggire alla riproducibilità e l’uso di strumenti suonati (non campionati o registrati), in una logica di artigianato musicale, di creazione estemporanea della musica. Tutto questo non fotografa una realtà sociale ma è un modo per stare in una realtà sociale che reagisce all’omologazione industriale delle culture ed alla globalizzazione.»

Come immaginare la nuova società del terzo millennio?

«Mio padre ha 85 anni, è nato sotto il fascismo, ha conosciuto la guerra e il dopoguerra, il boom, la contestazione, il riflusso, la seconda repubblica e la globalizzazione e in parte queste vicende le abbiamo vissute assieme. Probabilmente in nessun momento della sua vita avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe successo dopo e io pure. Credo però che ci saranno ancora tante altre fasi e trasformazioni il cui senso, come sempre, lo andremo a capire solo quando avremo sufficiente distacco critico. Ad ogni modo mi sento di immaginare con abbastanza chiarezza il sentimento con cui in un futuro, neanche troppo lontano, guarderemo questi tempi: con profonda vergogna.»

Quale melodia musicale è più adeguata al nuovo contesto storico e sociale?

«Mah. Su due piedi direi i Quatuor pour la fin du temps, di Olivier Messiaen.»

È soltanto mediante una opportuna e misurata dose della potenza del flusso sonoro, forte di una ritmica curata ed incalzante, di una struttura armonica piena di sfaccettature (affidate al pianoforte di Guido Coraddu, alla batteria di Simone Sedda e al basso di Mauro Sanna) e del potere dei fiati (Francesco Bachis tromba e flicorno), che i Musica ex Machina riescono a raccontare quello sguardo attonito al caos del nulla che imperversa nella rete. L’ispirazione viene proprio dal mondo dell’informazione online: ciascun brano dell’album è una storia che viene raccontata in un ipotetico portale web (http://www.burp.be) ispirato alla realtà dei tabloid dove le vicende più drammatiche dell’attualità sono affiancate da notizie su farmaci miracolosi, vicende intime di veline, foto buffe di animali e improbabili notizie scientifiche.

Il titolo dell’album richiama quel ruttino liberatorio teorizzato nel ‘70 da Dario Fo, capace di far digerire al cittadino le peggiori nefandezze. Consapevoli che, come diceva Frank Zappa, “l’informazione non è conoscenza”, i Musica ex Machina regalano il loro contributo alla consapevolezza di come il mondo della comunicazione stia sovrastando, ad ogni livello e ad ogni istante, con montagne di paccottiglia.

Burp è un album di musica jazz che raccoglie i brani scritti da Musica ex Machina per il progetto Burp, brani caratterizzati dal consueto stile eclettico proprio della produzione di Musica ex Machina: ogni pezzo, con un diverso genere e mood, utilizza le infinite risorse del linguaggio musicale e dell’approccio jazzistico per plasmarle attorno ad una diversa narrazione. Burp è un concerto/performance, in cui ai musicisti si affianca un artista per costruire uno spettacolo in cui l’improvvisazione è lo strumento e il comune linguaggio per il dialogo tra musica ed immagine.

Musica ex Machina, formazione attiva dal 2006, è costituita da musicisti sardi di formazione diversissima; il pianista Guido Coraddu proveniente dal conservatorio e dalla ricerca di avanguardia, la tromba di Francesco Bachis cresciuta nel mondo bandistico e sviluppata con lo ska-reggae dei Ratapignata (band molto nota in terra di Sardegna), il basso elettrico di Mauro Sanna – tra i protagonisti della musica pop-rock isolana con innumerevoli collaborazioni internazionali ed una vasta discografia, e Simone Sedda, batterista e musicista eclettico con interessi che spaziano fino all’avanguardia elettroacustica.

 

Francesco Fravolini

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